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    Che impatto avrebbero 15.000 nuove centrali nucleari?

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    Federico
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    Che impatto avrebbero 15.000 nuove centrali nucleari?

    Messaggio  Federico il Mer Mag 18, 2011 6:53 pm

    Che impatto avrebbero 15.000 nuove centrali nucleari?



    Il futuro dell'energia è nel nucleare? Non sembra pensarla in questo modo Derek Abbott, professore di Ingegneria Elettrica e Elettronica all'Univeristà di Adelaide. Secondo Abbott, il sogno di scalare l'energia nucleare da semplice complemento della produzione globale a tecnologia di punta è destinato a fallire. Oggi nel mondo ci sono 440 reattori nucleari, che in totale producono quotidianamente circa 375 gigawatt. A livello globale, invece, produciamo ogni giorno 15 terawatt. Solo il 2,5% dell'energia prodotta globalmente viene dai reattori nucleari sparsi per il pianeta, ma la prospettiva sull'energia atomica è sempre stata quella di poter ampliare il numero delle centrali in modo tale da poter coprire una parte massiccia della quota di energia prodotta dalle centrali a combustibili fossili.

    Arrivare a coprire l'intera produzione di energia giornaliera attuale con soli reattori nucleari richiederebbe la costruzione di ulteriori 14.500 centrali, oltre alle 440 già esistenti. Nulla che si possa realizzare nell'immediato, questo è certo, ma secondo Abbott si tratta anche di un'operazione che richiederebbe troppi investimenti senza tuttavia ottenere benefici palpabili. "Una centrale nucleare è affamata di risorse e, a parte il materiale nucleare, utilizza molti metalli rari per la sua costruzione" spiega Abbott. "Il sogno utopico in cui il mondo è alimentato da reattori a fissione o fusione è semplicemente irraggiungibile. Anche la produzione di un solo terawatt richiederebbe fin troppo risorse".

    Abbott ha esaminato le possibili conseguenze della costruzione di 15.000 centrali nucleari, considerando la quantità di terreno necessario alla costruzione di un impianto, le scorie radioattive prodotte, il rischio di incidenti, il rischio di proliferazione nucleare, l'abbondanza e l'estrazione del materiale fissile e dei metalli rari necessari alla costruzione di un reattore atomico. Ogni impianto nucleare richiede circa 20 chilometri quadrati di terreno. Sono necessari per il reattore stesso, per le infrastrutture di controllo della centrale,per l'arricchimento e la lavorazione dell'uranio, e per la zona di esclusione. Non basta semplicemente prendere il primo pezzo di terra che ci capita: la centrale deve essere costruita vicino ad una massa d'acqua sufficiente a raffreddare l'impianto, ma lontano da zone abitate o soggette a disastri naturali. Trovare 15.000 differenti località adatte ad una centrale nucleare potrebbe quindi rivelarsi molto difficile.

    C'è poi da considerare il problema dei siti di stoccaggio delle scorie radioattive. Sono ormai 60 anni che esistono centrali nucleari, e in questo periodo di tempo nessuno è stato ancora in grado di indicare un sito idoneo al deposito permanente del materiale radioattivo. Altro fattore da prendere in considerazione è la frequenza degli incidenti. Fino ad ora sono stati 11 gli incidenti gravi che hanno visto una fusione totale o parziale del nocciolo, e non si tratterebbe di incidenti evitabili da una migliore tecnologia di sicurezza delle centrali. Sono considerati eventi rari, e si verificano a seguito di circostanze considerate imprevedibili o poco probabili. Considerando questi 11 incidenti, secondo Abbott la creazione di 15.000 centrali nucleari porterebbe ad avere un incidente grave ogni mese.

    Valutando invece l'utilizzo di metalli rari, utilizzati in modo massiccio anche nel settore delle nuove tecnologie, è probabile che la costruzione di 15.000 centrali nucleari possa portare all'esaurimento delle scorte in un periodo molto più breve di quanto attualmente stimato. Per concludere, Abbott analizza le attuali scorte di uranio, che secondo le previsioni dovrebbero avere una durata compresa tra i 60 e gli 80 anni. Portando l'energia generata dalle centrali nucleari tradizionali a 15 terawatt, le scorte di uranio sarebbero sufficienti per soli cinque anni di produzione. L'uranio può essere estratto anche dall'acqua di mare: gli oceani contengono circa 3 parti per miliardo di uranio. Se fosse possibile estrarre il materiale fissile dal mare in modo conveniente, potremmo ingrandire le nostre riserve fino ad avere disponibilità (in via ipotetica) per ulteriori 5.700 anni a 15 terawatt di energia prodotta al giorno. Ma ottenere uranio dall'acqua di mare comporta problemi che renderebbero economicamente poco pratica l'estrazione in meno di 30 anni.

    Contrariamente a quanto affermano molti sostenitori dell'energia nucleare, Abbott non ritiene che limitare la produzione di energia atomica a solo 1 terawatt possa risolvere i problemi di natura economica che potrebbero nascere dalla costruzione di nuove centrali. "Per via del costo, della complessità, dei requisiti in termini di risorse, e dei tremendi problemi legati all'energia nucleare, i nostri dollari dovrebbero essere investiti più saggiamente da qualche altra parte" conclude Abbott. "Ogni dollaro che va nell'energia nucleare è un dollaro sottratto alla creazione di una soluzione energetica sicura e scalabile, come il solare termico".

    FONTE


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